sabato 24 febbraio 2018

Sparta e l'educazione del soldato

I due "tipi" di areté (militare-eroica e intellettuale), sono alla base dei modelli pedagogici di due poleis, cioè "città", greche, che si sono fronteggiate nel mondo classico: Sparta e Atene.
Le due città incarnano due modelli politici diversi.







Sparta è una monarchia, perché i re sono due e non hanno funzioni di governo, mentre il vero potere è nelle mani dei cinque efori e di un'assemblea chiamata gherusìa.
Atene è una democrazia, anche se solo una piccola parte della popolazione può partecipare alla vita politica. In accordo con la loro organizzazione politica, elaborano due modelli diversi di educazione.
Sparta ha un'organizzazione di carattere militare e inoltre, la società spartana è divisa in tre classi:
- spartiati = godono di pieni diritti politici e possono dedicarsi all'attività militare e alla guerra, ma non possono svolgere altre attività..
- perièci = uomini liberi, artigiani e commercianti, possono avere proprietà, ma sono privi di diritti politici, perché non sono considerati cittadini.
- ilòti = schiavi senza alcun diritto, in genere sono contadini.

Il cittadino vive per la difesa della propria città e l'educazione ha lo scopo di formare bravi soldati.






In questa polis prevale l'ideale dell'areté eroica.
E' lo Stato che cura la formazione dei ragazzi, che dovranno diventare soldati coraggiosi.
A Sparta la formazione è scandita in questo modo, per i bambini che hanno superato la "selezione" iniziale (i neonati malformati vengono uccisi):

  • in famiglia dalla nascita fino ai 7 anni d'età;
  • dai sette anni in poi lo Stato sottrae i figli maschi alle famiglie, inserendoli in fratellanze, gruppi che cambiano per fasce d'età: fanciulli (7-11 anni); ragazzi (12-15 anni); éirenes o efebi (16-20 anni): si tratta di scuole militari;
  • a 20 anni i giovani fanno ingresso nell'età adulta

L'istruzione mira all'irrobustimento del corpo e all'addestramento militare. 

I giovani, divisi in sotto-gruppi, fanno capo a un paidonomus = colui che detta legge al fanciullo.
E' un magistrato che cura la formazione militare...
Nel periodo dell'efebato, i giovani vengono sottoposti a dure prove di resistenza fisica, per esempio: come ci informa Plutarco nella Vita di Licurgo, c'è quella di "rubare" legna o erbaggi negli orti: chi viene scoperto è punito a staffilate, non perché abbia rubato, ma perché si è fatto scoprire.
I maschi spartani all'età di 18-20 anni devono superare difficili prove di adattamento e mostrare abilità militari e di comando.
Musica, marcia, ginnastica sono gli insegnamenti principali e le maggiori attenzioni sono dedicate allo sviluppo delle doti fisiche. I giovani devono sapere soprattutto gli inni di guerra.

Anche le ragazze vanno a scuola all'età di 6-7 anni, entrando in sorellanze. Sono sottoposte a dure prove, che hanno lo scopo di temprare i loro corpi affinché partoriscano figli forti.




Ecco altre piccole informazioni sulle donne spartane:




1. Erano cittadine di Sparta.
Diversamente dai Perieci, un gruppo autonomo di abitanti liberi di Sparta, o dagli Iloti, essenzialmente degli schiavi di proprietà dello Stato, le donne di Sparta erano considerate Spartiati, cioè cittadine a pieno titolo. Erano esenti dal lavoro manuale, potevano possedere la terra, accumulare ricchezza e avevano diritto a un’istruzione.
2. Potevano vestirsi in modo succinto.
Gli abiti delle donne spartane erano notoriamente succinti per la loro epoca, permettendo loro di scoprirsi anche le cosce. Questo era ritenuto accettabile in quanto le donne, come gli uomini, avrebbero dovuto essere modelli di forma fisica. Gli Spartani credevano che più forte fosse la madre, più forte era il figlio. I capelli lunghi erano però vietati.
3. Dovevano lasciare i loro figli in giovane età.
Per quanto a Sparta fosse un onore per una donna fare un figlio (in particolare un ragazzo), ciò comportava anche un grande “onere emotivo”. Per cominciare, in una società che praticava l’eugenetica – cioè lo studio dei procedimenti volti al perfezionamento del patrimonio genetico di una “razza” uccidendo bambini “inferiori” – un consiglio di anziani doveva giudicare se i neonati erano abbastanza in forma per vivere.
I figli maschi ritenuti idonei venivano strappati dalle loro madri all’età di appena sette anni e inseriti nella agoghé – un sistema educativo estremamente duro che li avrebbe preparati come soldati.
4. La prima donna a vincere alle Olimpiadi era una spartana.
Inizialmente i giochi Olimpici erano esclusivamente riservati ai concorrenti di sesso maschile, ma gli Spartani, che a differenza degli Ateniesi e degli altri Greci si vantavano della prestanza fisica delle donne, cambiarono questa ‘regola’.
Fu la principessa spartana Cynisca a diventare la prima vincitrice delle Olimpiadi quando vinse la corsa delle quadrighe, non solo una ma ben due volte, nel 396 e nel 392 a.C.
5. Si aspettavano che i figli trionfassero o morissero sui campi di battaglia.
Una famosa citazione di una donna spartana, riportata da Plutarco, è che alla partenza per una battaglia le madri avrebbero detto ai loro figli di tornare “con i loro scudi, o sopra di esso”. O con lo scudo in mano e trionfante, o trasportato sopra lo scudo, morto.
Plutarco scrive anche di donne spartane che uccidevano i loro figli qualora si fossero dimostrati codardi, o che celebravano i loro morti se questi cadevano sul campo di battaglia. L’ethos di Sparta era chiaramente radicato nella mente delle donne.
6. L’onore più grande per una spartana era morire durante il parto.
C’era un solo modo per cui uno Spartano poteva avere il suo nome inciso nella sua lapide, ed era morire in battaglia.
L’equivalente per una donna era invece di morire adempiendo al suo dovere divino per Sparta: partorire.
7. Si “gareggiava” a chi faceva più figli.
Non era proprio la Russia sovietica – in cui le donne ricevevano una medaglia se davano alla luce più di 10 bambini – ma se una donna spartana partoriva tre o più figli, veniva premiata con speciali privilegi e “status”, in modo simile ai soldati veterani che avevano trionfato più volte sui campi di battaglia


mercoledì 14 febbraio 2018

Esiodo e l'areté del mondo contadino

Omero


Esiodo


Accanto a Omero va ricordato Esiodo, il poeta più antico della Grecia continentale, del quale furono famose le opere: Teogonia e le Opere e i giorni, che all'inizio venivano considerate soltanto un "assemblaggio di poesie".

Nella Teogonia, un poema in 1022 versi, forse incompiuto, Esiodo, dopo aver brevemente parlato dell'origine dell'universo, elenca le generazioni degli dèi (questo il significato del titolo) corrispondenti ai tre periodi della storia del mondo: Urano, Crono, Zeus.





Le Opere e i giorni sono un poema di 828 versi, più unitario della Teogonia.
Nelle Opere vengono affrontati i due concetti fondamentali del lavoro e della giustizia, esposti ricorrendo al mito di Prometeo (punito per aver rubato il fuoco agli déi) e a quello delle cinque età degli uomini (età dell'oro, dell'argento, del bronzo, degli eroi, del ferro): oltre alle esortazioni al lavoro e alla giustizia sono presenti consigli di morale e di economia; seguono i precetti sui lavori agricoli e sulla navigazione e infine i consigli per il matrimonio e i rapporti con gli amici.
Stiamo parlando, quindi di areté del mondo contadino greco delle origini.





Opere secondarie

Esiodo si occupò per primo di una nuova poesia: la poesia "didascalica" cioè tesa ad insegnare. Essendo una grandissima personalità, come avvenne per Omero, attirò a sé una discreta quantità di opere non sue. Si riporta di seguito la lista completa delle opere minori, di cui però, come si è detto, spesso è diffuso il sospetto (o la certezza) che si tratti di scritti apocrifi.

Le caratteristiche dell'opera esiodea sono tre:
  • Ideologia: la proposta di Esiodo si colloca nell'VIII secolo a.C. e dobbiamo quindi proiettare la sua opera nel pensiero del tempo; è il primo autore greco a tentare di mettere per iscritto l'antica mitologia teologica e a farlo con la consapevolezza di essere un poeta vate. Fino ad allora nessuno aveva provato ad introdurre un concetto teologico e teogonico (Teogonia), affiancandolo ad un complemento etico (Le Opere e i Giorni). Ciò pone in risalto l'evidente complementarità delle due opere principali di Esiodo.
  • Sociologia: Esiodo è stato giustamente definito da alcuni il poeta degli umili. Egli infatti compone un'opera, Le Opere e i Giorni, che suona come una critica contro l'inerte oziosità dell'aristocrazia; inoltre, è la prima volta che i ceti inferiori trovano spazio nella poesia epica greca.
  • Poetica: Esiodo configura in modo assolutamente inedito l'attività poetica. Mentre l'epica tradizionale era oggettiva e impersonale, senza un autore dichiarato, Esiodo porta l'epica verso un orizzonte a noi più consono: egli si dichiara poeta e rende la poesia soggettiva e personale, le conferisce un'individualità storica. Inoltre, se l'epica tradizionale aveva una funzione edonistico-pedagogica, in Esiodo la poesia acquista un timbro schiettamente didascalico: Esiodo si fa maestro di sapienza, poeta vate; la poesia diviene magistero sapienziale, ponendo le basi di una radice ineliminabile nella cultura occidentale.

L'educazione nel mondo greco: i poemi di Omero

Il liceo è una tipologia di scuola secondaria, come sa bene ogni studente.
L'Accademia è un'istituzione di insegnamento superiore (l'Accademia delle belle arti). Sono accademie anche istituzioni culturali antiche, come l'Accademia della Crusca, che si occupa della storia e dell'evoluzione della lingua italiana.
"Liceo" e "Accademia" sono parole di origine greca, che già millenni fa indicavano le istituzioni educative fondate da due filosofi: l'Accademia di Platone e il Liceo di Aristotele.

Una veduta generale del liceo di Aristotele: 




 L'Accademia di Platone:


Accademia di Platone (dall'esterno)


Accademia di Platone (interno)


Le testimonianze più antiche di una qualche forma di educazione provenienti da quest'area sono i miti. In particolare sono giunti fino a noi due poemi: l'Iliade e l'Odissea.




I poemi sono grandi narrazioni di personaggi eroici. 
L'Iliade e l'Odissea sono attribuite a un cantore cieco: Omero. Ha goduto di una fama enorme nel mondo greco (tanto che il filosofo ateniese Platone lo  considera il primo grande educatore). 
Nei poemi omerici compare il concetto di areté. Questo termine significa la virtù, non esclusivamente nel senso di virtù morale (essere buoni, giusti ecc.), ma nel senso di capacità o abilità. Esistono quindi varie areté.
L'Iliade racconta l'assedio della città di Troia, in Asia Minore, a opera degli Achei: qui ci troviamo di fronte all'areté guerriera. Gli eroi sono esempi, modelli educativi di virtù belliche: inseguono onore e fama.
L'Odissea narra invece delle peregrinazioni attraverso il Mediterraneo di Ulisse, che con i propri compagni, si trova in situazioni difficili che richiedono, oltre al coraggio e alla forza, una buona dose di astuzia e intelligenza. Quindi si può dire che in quest'opera prevalga l'areté intellettuale. 


La funzione educativa di questi poemi è quella di presentare esempi di virtù da seguire.  



L'educazione nel mondo classico



La scuola, nata presso le civiltà più antiche, assume ad Atene e Roma i caratteri che la contraddistingueranno fino ai nostri tempi...
Il mondo classico ha lasciato in eredità l'ideale di un'educazione che riguarda la persona nel suo insieme e non si limita alla trasmissione di nozioni.
Proprio per questo, la cultura classica ha valorizzato quelle discipline che, come la filosofia e la letteratura, parlano dell'uomo e propongono esempi virtuosi da imitare.


Perché studiare le lingue classiche ??




Senza voler entrare nello specifico, lo studio portò alla creazione di 5 obiettivi (goals), ciascuno diviso in due ulteriori obiettivi (standards) volti a provare l’effettivo raggiungimento del singolo goal. Di seguito elenchiamo i singoli obiettivi.


Lo studio divide poi ogni singolo standard in ulteriori sottolivelli (beginners, intermediate, advanced students) per il raggiungimento dei singoli obiettivi.
L’obiettivo 1.2 degli Standards (“gli studenti parlano, ascoltano, scrivono latino e greco come parte del processo di acquisizione linguistica”) prevede in modo molto chiaro la produzione orale e scritta della lingua con finalità di acquisizione.
Alcuni dei punti sono poi stati integrati, negli anni successivi, sulla base di tutta una riflessione relativa alle tecniche didattiche, ma sono rimasti sostanzialmente validi.
Lo studio tende a precisare come i vari goals non sono (e non possono essere) separati tra loro meccanicamente, ma anzi, come viene mostrato nell’immagine sottostante, sono collegati in una catena in cui alcuni anelli sono collegati ad altri (ma non tutti con tutti gli altri), presupponendo che ognuno comunichi direttamente solo con altri due, ma in una forma chiusa in cui la rottura di un anello causa il mancato raggiungimento di tutti gli altri goals.


Tutto lo studio mira a spostare gli obiettivi su un piano di riflessione pratica in contesti reali e moderni. Onestamente ritengo che la chiave degli studi classici sia nei goals 4 e 5, che spingono verso la capacità di analisi critica del mondo moderno attraverso la stessa capacità, che lo studente ha sviluppato, di leggere il mondo antico.


Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera




Il film è diviso in 5 segmenti (le cinque stagioni del titolo), e ogni segmento descrive una fase differente della vita di un monaco buddista.

monaco buddista

Primavera

La storia comincia con la presenza di un anziano monaco e del suo giovanissimo discepolo, che vivono in un eremo galleggiante al centro di un laghetto. Il novizio è il protagonista del film. Durante la "primavera" della sua esistenza, il giovane novizio scopre l'importanza e il rispetto della vita, grazie soprattutto alla rigida educazione impostagli dal suo maestro. Infatti questo, per punire il bambino per il suo atteggiamento violento e cinico nei confronti di alcuni animali del bosco, lo punisce infliggendogli la stessa pena. In questa parte del film, nell'eremo è presente un cane.



Estate
La vita del giovane monaco, divenuto ormai un adolescente, viene stravolta dall'arrivo nell'eremo di una donna con sua figlia, anche lei adolescente ma malata. Alla richiesta della madre, il vecchio monaco accondiscende a che la ragazza resti nel monastero per poter curare il suo male, anche se il maestro ritiene che il problema non sia fisico, bensì interiore. La presenza della ragazza turba profondamente il giovane monaco, al punto che i due cederanno alle loro tentazioni, apparentemente all'insaputa del vecchio monaco. Il giovane monaco, innamorato della ragazza ormai guarita e partita per tornare nel mondo "reale", scapperà dall'eremo per poterla raggiungere. In questa "stagione", nell'eremo è presente un gallo.


Autunno

Il vecchio monaco continua la sua vita solitaria nell'eremo e, per caso, scopre su una pagina di giornale che un trentenne è in fuga dopo aver ucciso sua moglie per gelosia. Il fuggitivo è proprio il giovane monaco, che si rifugia nell'eremo presso il suo maestro, e dove tenta anche il suicidio ma è prontamente fermato dal vecchio. In questa parte del film, nell'eremo è presente un gatto bianco. Per aiutare a ritrovare la pace interiore, il vecchio monaco assegna al giovane un lavoro di grande calma e meticolosità: incidere nel legno del basamento del tempio l'intero testo cinese del Sutra del Cuore della Perfezione della Saggezza, che egli stesso dipinge sul legno usando la punta della coda del gatto come pennello. Intanto, però, due poliziotti riescono a scovare il giovane omicida ma accettano, su richiesta del maestro, di portarlo via solo a lavoro concluso. L'indomani mattina il giovane termina il lavoro e parte con i due poliziotti. Tempo dopo il vecchio monaco, ormai invecchiato e debole, decide di mettere fine alla sua vita, consapevole di aver adempiuto al suo compito, dandosi fuoco su una pira funebre nella sua barca al centro del lago. Dalla barca esce un serpente, che entra nell'eremo.







Inverno

Ormai divenuto un uomo maturo, il discepolo del defunto maestro torna all'eremo, dove tutto è ghiacciato per il freddo, con il serpente lì ad aspettare. Dopo aver scoperto la fine del proprio maestro, il monaco comincia ad esercitarsi nelle arti marziali. Ma la sua vita cambia allorquando una giovane donna lascerà nel convento alle attenzioni del monaco, il suo piccolissimo figlio. Questa mentre cerca di allontanarsi nel cuore della notte, cade in un buco nel lago ghiacciato che il monaco aveva scavato in precedenza per estrarre l'acqua per bere e lavarsi, e finisce annegata. Il giorno successivo il monaco ritrova il suo cadavere, e reagisce legando al suo corpo la grande pietra circolare del monastero e si arrampica sulla sommità della montagna circostante più elevata portando un'altra statua, che dispone lì, rivolta verso il lago.



... e ancora primavera

Il ciclo della vita riprende: il monaco si prenderà cura del bambino, che intanto è cresciuto, così come il vecchio defunto monaco aveva fatto tempo addietro con lui. Stavolta nell'eremo è presente una tartaruga.


Cerchiamo di capire il significato del Sutra del Cuore della Perfezione della Saggezza...



Il testo consiste di soli quattordici śloka (versi) nella versione in sanscrito e 260 caratteri nella versione cinese più diffusa. 
L'argomento del sutra è la formulazione la dottrina della "vacuità" (o letteralmente: "vuotezza", sanscrito śūnyatā) ovvero la insostanzialità (o non esistenza intrinseca) di tutti i fenomeni. I dharma, resi in italiano come "fenomeni" comprendono sia gli oggetti dei sensi, che rientrano nel mondo fenomenico della filosofia occidentale, ma anche gli oggetti del pensiero (intendendo la mente come organo di senso) e, per questo, il campo coperto dal concetto di "dharma" è molto più ampio.
 La vacuità dei fenomeni è intesa sia per il fatto che essi sono privi di realtà intrinseca sia perché sono condizionati da altro da sé.
 La visione profonda rivela l'insostanzialità (śūnyatā) dei cinque skandha (elementi): forma (o materia, rūpa), sensazione (vedanā), percezione (saṁjñā), discriminazione (aggregati o costrutti mentali, samskārā), e coscienza (vijñāna); cioè tutte le parti in cui tradizionalmente è articolata, secondo la filosofia buddhista, la realtà fisica e psichica.
Ecco alcune traduzioni del sutra:
色不異空,空不異色;色即是空,空即是色: "La forma non è diversa dal vuoto, il vuoto non è diverso dalla forma, la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma".
La versione di Xuánzàng:
色不離空,空不離色,色即是空,空即是色,是色彼空,是空彼色: "La forma non è distinta dal vuoto, il vuoto non è distinto dalla forma; la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma; se questa è la forma tale è il vuoto, se questo è il vuoto tale è la forma"
A questo punto Avalokiteśvara svela che tutti i dharma sono vuoti e:
« 不生不滅、不垢不淨、不增不減
"non nati né distrutti, non puri né impuri, non si accrescono né decrescono" »
Questa affermazione, che smentisce clamorosamente la realtà così come intesa dai sensi, va letta tenendo presente che il "punto di vista" proviene dal piano della Prajñāpāramitā, la Perfezione della Saggezza.
Nel seguito del sūtra la stessa insostanzialità viene rilevata per i sei sensi (cinque sensi più l'aspetto mentale), per gli oggetti dei sensi e infine per le stesse Quattro nobili verità:
« 無苦集滅道 (sanscrito: na duḥkha samudaya nirodha marga)
"Non v'è Sofferenza, né Causa, né Liberazione, né Via [che vi conduca]"

Dopodiché il sūtra introduce il tema, tipicamente Mahāyāna, della via del Bodhisattva, Essere illuminazione:
« 菩提薩埵,依般若波羅密多故,心無罣礙
"I bodhisattva, prendendo rifugio nella Perfezione della Saggezza, sono privi di barriere mentali" »
Le "barriere mentali" rimanda ai concetti espressi dalla scuola Vijñānavāda, nota per essere considerata il "Terzo giro della Ruota del Dharma". Ed è solo grazie a tale visione priva di barriere, continua il sūtra, che essi:
« 遠離顛倒夢想,究竟涅槃
"vedono al di là delle illusioni e infine giungono al Nirvāṇa". »
e raggiungono l'Anuttarā-saṃyak-saṃbodhi, la "perfetta e insuperabile liberazione".

Il sūtra si conclude, svincolandosi da qualsiasi pensiero discorsivo e dalla logica sin qui seguita e introducendo, con un crescendo di aggettivi, il mantra finale.

Ancor più famoso del testo stesso è il mantra conclusivo, definito come "Mahāmantro, mahā-vidyā mantro, ‘nuttara mantro samasama-mantrah", cioè "Il grande mantra, il mantra della grande sapienza, supremo, incomparabile, che libera da ogni sofferenza...

Cosa rappresentano gli animali diversi per ogni stagione ?

il gallo



Il gallo era legato all'esplosione del giovane durante l'estate.


Il gatto



Il sutra della redenzione, tracciato in nero con la sua coda, pare contrapporsi alla purezza del pelo bianco, così come le condizioni fisiche del felino stesso paiono profondamente legate a quelle dell'allievo ritornato.


Il serpente



Al contrario dell'iconografia consueta del "nostro" occidente, assume qui un significato non "positivo", ma certo non legato al peccato e al male, anzi più alla natura e alla sua bellezza e crudeltà..

Il cane



Si credeva anche che il cane fosse in grado di proteggere gli umani dagli spiriti cattivi, dalle malattie, dai fantasmi e dalle apparizioni malvagie, e anche di avvertire l'arrivo di disastri imminenti e di prevenirli...
Probabilmente, si collega al comportamento del bambino verso gli animali..


La tartaruga



Era considerata un animale sacro che metteva in contatto il cielo con l'essere umano. Era inoltre un' emblema di longevità, felicità, stabilità e forza.


Che cosa significa "satori" ?

Il satori è il momento dell'illuminazione nella pratica del Buddismo Zen, momento in cui l'intera esperienza personale e cosmica è proiettata in un unico istante, che porta ad un annullarsi cosciente del soggetto, non derivante da una rinuncia al mondo esterno ma dalla partecipazione ad esso tramite l'atto puro. Tale processo è ben espresso dalla forma poetica dell'haiku.

Il simbolo



Indica l'esperienza del risveglio inteso in senso spirituale, nel quale non ci sarebbe più alcuna differenza tra colui che si "rende conto" e l'oggetto dell'osservazione.




La Cina: sistema scolastico e scuole filosofiche

In Cina il sistema scolastico è più sviluppato e articolato che in India.
La sua funzione è infatti quella di preparare i funzionari politici (chiamati mandarini), sottoposti a una serie di esami che testano la loro formazione letteraria e morale.
Inoltre, accanto alle scuole nelle quali i nobili ricevono insegnamenti teorici e un'educazione morale , esistono anche scuole per contadini, dove uomini e donne si recano dopo il loro lavoro nei campi.
All'inizio del primo millennio, il curriculum scolastico comprende sei arti fondamentali:
- tiro con l'arco
- guida dei carri
- equitazione
- studio dei rituali
- scrittura 
- calcolo

Il rapporto maestro-allievo assume particolare rilevanza nelle scuole filosofiche. 
La Cina conosce infatti una grande fioritura del pensiero filosofico. Inoltre, ci sono due correnti di particolare rilievo: 

Taoismo

Questa corrente filosofica-religiosa nasce dall'insegnamento di Lao Tzu e predica il ritorno a una esistenza "naturale" che, rinnegando la cultura "corruttrice", ritrovi un'armonia con tutto il cosmo.
Gli insegnamenti di Lao Tzu sono tramandati nel Libro del Tao (cioè, della "Via").



ll Tao all'inizio del tempo - nello stato di non-essere - era in uno stato chiamato wu ji (无极 = assenza di differenziazioni/assenza di polarità). A un certo punto - nell'essere - si formarono due polarità di segno diverso che rappresentano i principi fondamentali dell'universo, presenti nella natura[1]:
  • Yin, il principio negativo, freddo, luna, femminile ecc. rappresentano il nero.
  • Yang, il principio positivo, caldo, sole, maschile, ecc. rappresentano il bianco.
Lo scopo del taoista è comprendere questa evoluzione e le successive, e tornare, tramite la meditazione e la retta pratica di vita, ad avvicinarsi all'unità iniziale del Tao: l'obiettivo finale è portare il discepolo, il praticante e lo studente, ad un completo stato di unificazione con l'universo, con il Tao quindi. Tutta la vita emerge dal Wuji, inconsapevolmente. Attraverso le pratiche taoiste è quindi possibile raggiungere l'immortalità (detta xian) e ritornare allo stato di Wuji, energia pura, dissolvendosi nell'Uno, quindi nel Tao.

Yin e Yang



Confucianesimo

Confucio


L'insegnamento di Confucio , trasmesso in aforismi raccolti nei Dialoghi, sostiene la necessità di un'ampia formazione culturale che comprenda letteratura, arte e filosofia e che stimoli la crescita morale, basata anche sull'esempio ricevuto e sulla responsabilità personale: quest'ultima è più importante delle imposizioni esercitate dallo Stato.
La pedagogia confuciana si propone quindi di formare un funzionario colto.


Tempio di Confucio




martedì 23 gennaio 2018

L'educazione nell'Estremo Oriente (Induismo e Buddhismo)

Tenzin Gyatso è un volto noto e famoso come il Dalai Lama. Per la precisione, è la quattordicesima reincarnazione del Dalai Lama, massima autorità del buddismo tibetano. Un Dalai Lama deve imparare l'arte della meditazione, la capacità cioè di fare il "vuoto mentale", grazie al quale può "risvegliare" le conoscenze acquisite nelle vite precedenti.
Deve sviluppare la memoria per ricordare centinaia di pagine di testi scritti. Deve coltivare la Madhyamika, una scienza introdotta dal Buddha e che indaga la mente per svilupparne le potenzialità illimitate.
Poi, imparerà la logica, la grammatica tibetana e sanscrita, la medicina, l'artigianato e le arti: poetica, teatro, pittura.







Come si fa a creare il "vuoto mentale" ??????




Il "vuoto" mentale, il silenzio della mente è la cosa più difficile da raggiungere per chi medita...
Il silenzio infatti è consapevolezza pura e si accumula con la pratica, proprio come se accumulassi un'energia che poi quando mediti scaturisce dalla tua consapevolezza.
Invece all'inizio, sarebbe meglio porsi come obiettivo quello di essere "testimone" di quello che avviene dentro di te, riuscire ad osservare i pensieri, le sensazioni, essendo consapevole di tutto ciò che accade.
Questo, se ripetuto spesso e per poco tempo, porta ad accumulare "silenzio", e il vuoto mentale poi accade spontaneamente.
Bisogna effettuare qualsiasi pratica per poco tempo ma ripetuta spesso, deve essere piacevole e mai noiosa. Si può meditare anche passeggiando, danzando, cucinando... sedersi e respirare non è l'unico modo.
Quando sei totalmente presente in ciò che stai facendo, e provi la gioia di quella presenza e il piacere di quella consapevolezza, allora stai meditando.

Fonte: https://accademiainfinita.it/forum/102-come-fare-per-ottenere-un-vuoto-mentale-rapido-e-prolungato#ixzz55CdMULnN


Il modello educativo improntato all'insegnamento dell'obbedienza alle leggi dello Stato e della religione è presente anche nella civiltà indiana e nella civiltà cinese. 
Due caratteristiche della società indiana sono la divisione in caste e l'influenza della religione.  Le caste sono classi sociali distinte e chiuse, alle quali non si può accedere da un'altra classe. In India la religione influenza ogni aspetto della vita sociale e culturale. L'antica india infatti ospita due religioni, l'induismo e il buddhismo. 

Induismo

E' la religione più antica di tutte..
Un concetto fondamentale dell'induismo è la reincarnazione, ovvero quando alla morte del corpo l'anima si reincarna in un altro essere vivente in un ciclo senza fine. 




I testi sacri dell'induismo sono i Veda, sui quali si basa la formazione dei sacerdoti induisti, i bramini, che costituiscono una delle quattro caste fondamentali.
La sapienza indiana delle origini contenuta in quattro raccolte di inni, melodie, formule magiche e formule sacrificali.








I primi testi Veda descrivono le principali aree dei marma: testa, cuore e ombelico, oltre ai vari Prana, tessuti e organi del corpo.

 I Veda sono stati trasmetti oralmente fino all'VIII secolo d.C. e anche l'educazione si è sviluppata senza ricorrere alla scrittura .
Si è basata sul metodo mnemonico, adottato per ricordare i passi dei testi sacri, e sul ragionamento, che impegna in un dialogo serrato maestri e allievi.
In questo modo, gli allievi apprendono anche le regole della grammatica e conoscenze geografiche e astronomiche destinate a un uso prevalentemente religioso (questo segna la distinzione tra l'educazione indiana e tutte le altre). 
Inoltre, il percorso formativo prevede un'istruzione familiare dopo la quale l'allievo viene affidato al maestro, a cui deve rispetto più che al padre stesso. 

Il buddhismo

Dal VI secolo a.C. si diffonde in India un'altra religione , a opera di Siddharta Gautama, detto il Buddha, cioè il "risvegliato".





1) corrispondenze simboliche della tradizione indo-tibetana: 

PUGNO CHIUSO=Bindu, manifestazione allo stato potenziale, unione di Shiva e Shakti, Bija mantra AUM. 

POLLICE=Spazio, Suono,Udito, azione fondamentale del parlare, Bija mantra AH o HAM o E. 

INDICE=Aria, Tangibilità,Tatto, azione fondamentale dell'afferrare, Bija mantra YAM o HUM. 

MEDIO=Fuoco, Luce/Colore, Vista, azione fondamentale del muoversi, Bija mantra RAM. 

ANULARE=Acqua, Sapore, Gusto, azione fondamentale del generare, Bija mantra VAM. 

MIGNOLO=Terra, Odore, Olfatto, azione fondamentale dell'evacuare, Bija mantra LAM. 


Anche le tre diverse falangi hanno vari significati. 
le falangi esterne (i polpastrelli) rappresentano lo stato di veglia, la lettera A dell'AUM. 

Le falangi mediane rappresentano lo stato di sogno, la lettera U dell'AUM. 
Le falangi interne rappresentano lo stato di sonno profondo, la lettera M dell'AUM. 

Buddha, un giovane principe indiano, insegna un percorso di purificazione, nel quale l'individuo si allontana dai bisogni materiali e approda al nirvana, una condizione di assenza di desideri e dolori. 
In contrapposizione a quella induista, l'educazione buddhista è aperta a tutti !!
Rimane centrale però, come nell'induismo, il rapporto allievo-maestro e la finalità religiosa. I testi di riferimento sono opere ispirate dalla predicazione del Buddha. 
Nei monasteri legati ai templi, vengono accolti anche laici non destinati al sacerdozio. 
Si sviluppa, quindi, anche una cultura laica... 


L'insegnamento di Buddha è andato incontro a uno strano destino. E' rimasto impresso in paesi asiatici, come la Cina e il Giappone (e oggi anche in Europa e nel Nord America). 
All'inizio tramandato in modo orale, successivamente in forma scritta.
Le discussioni sull'insegnamento originario hanno dato vita a correnti di pensiero diverse...
Le principali sono il "grande veicolo" e il "piccolo veicolo".
Entrambe le correnti condividono "le quattro nobili verità": 
1) tutto è dolore;
2) il dolore ha una causa;
3) il dolore ha un termine con il nirvana; 
4) vi è un cammino che conduce al nirvana.

E' importante l'educazione nella vita di un buddhista, che deve seguire l'esempio fornito dai monaci. 
I laici devono sostenere i monasteri con offerte che procurano meriti per le future reincarnazioni: queste donazioni rientrano dunque nel concetto del karma, un principio universale secondo il quale un'azione buona o cattiva compiuta da una persona determina conseguenze nel proprio ciclo di reincarnazioni. 




Le leggi del Karma


E poi ci sono le leggi karmiche: per mantenere positivo il Karma, infatti, si possono seguire alcune piccole regole.
1. La grande legge: questa è la legge che parla del principio di causa-effetto, ovvero, ciò che si fa è ciò che si ottiene.
2. La legge della creazione: la vita richiede partecipazione, non accade semplicemente da sola.
3. La legge dell’umiltà: ciò che si rifiuta di accettare, continuerà nonostante il rifiuto.
4. La legge della crescita: sei tu che devi cambiare, non ciò che ti circonda.
5. La legge della responsabilità: se c’è qualcosa di sbagliato nella propria vita, significa che c’è qualcosa che non va in se stessi. In altre parole, è necessario assumersi le proprie responsabilità nella vita.
6. La legge della connessione: ogni passo conduce al successivo e così all'infinito.
7. La legge del focus dice che non è possibile pensare a due cose contemporaneamente.
8. La legge del dono e dell’ospitalità: è arrivato il momento di mettere in pratica ciò che si è imparato.
9. La legge del qui e ora: guardare al passato per analizzarlo impedisce di vivere totalmente il presente. Inoltre, pensare a vecchi sogni e passate abitudini, impedisce di averne di nuove.
10. La legge del cambiamento dice che la storia ripete se stessa finché non s’imparano le lezioni di cui si ha bisogno per cambiare percorso.
11. La legge della pazienza e della ricompensa afferma che le ricompense arrivano dopo un duro lavoro e richiedono pazienza.
12. L’ultima legge karmica dice che si ha indietro ciò che si è dato.