sabato 16 dicembre 2017

Ambienti di apprendimento e metodo di studio

L'apprendimento è influenzato anche dall'ambiente, ossia dalla situazione e dal tipo di pedagogia messa in atto dal docente.
Il comportamentismo di Bloom e Skinner (due sostenitori) mette l'accento sull'organizzazione didattica. Il cognitivismo di Bruner e Ausubel, incentrato sullo studente, predispone situazioni stimolanti e di problem solving.




Il problem solving è un'attività del pensiero che un organismo o un dispositivo di intelligenza artificiale mettono in atto per raggiungere una condizione desiderata a partire da una condizione data.

Il costruttivismo valorizza la collaborazione tra docente e studenti e l'assegnazione di compiti vicini alla vita reale.


Come i colori nelle stanze dei bambini influenzano memoria e apprendimento ...



Il rosso è stimolante e, al tempo stesso, un segnale di allerta. Il verde aiuta a riequilibrare mentre il blu favorisce una chiara comunicazione. Il “potere” dei colori non è cosa nuova: applicata da sempre, negli ultimi decenni la cromoterapia è una delle tecniche dolci, forse la più “dolce”, dell'ampio gruppo delle medicine olistiche. Agisce sul fisico, sull'aspetto emotivo e su quello mentale. E che non si tratti di “acqua fresca” lo dimostrano anche diversi studi scientifici. Come – ad esempio - quello, recentissimo (del 2014) di Maryam Ajilian Abbasi pubblicato sull'International Journal of Pediatrics, che approfondisce l'uso dei colori nell'arredare le stanze dei bimbi.
In sintesi, l'avvertenza che emerge è: quando si scelgono i colori da utilizzare per le camere in casa, è importante – prima - pensare all'umore che si vuole creare e se si vuole qualcosa che ispiri leggerezza, ariosità oppure intimità, accoglienza.
Quando ci si avvicina alla psicologia dei colori è bene sapere che ogni colore ha una sua valenza e risonanza con il nostro corpo, dovuti sia alla sua frequenza e lunghezza d'onda, quindi biologicamente innati, che alla valenza culturale. Il colore viene sempre percepito, consapevolmente o meno e induce un'influenza che dipende anche, però, dal contesto (il rosso scoppiettante di un fuoco, nel camino, indurrà relax e la sensazione di accoglienza; nel bosco, se si ha la percezione che possa diventare incontrollato, i sentimenti saranno di paura.
Con i bambini i colori sono estremamente efficaci (loro hanno meno condizionamenti degli adulti, il loro corpo energetico ha subito meno sollecitazioni disarmoniche dall'ambiente, alimentazione errata, farmaci, false credenze ecc); l'effetto è immediato, più facilmente osservabile: si va dal miglioramento dello sviluppo emotivo, ad una diminuzione di tensioni e aggressività, facilitazione e miglioramento del sonno, diminuzione del rumore “prodotto” e – molto interessante – con l'uso mirato di colori i bambini sono riusciti ad organizzare meglio anche i loro pensieri (con quindi un'influenza sul funzionamento cognitivo).
In generale la regola è: per i bambini molto piccoli, evitare colori forti o forti contrasti, macchie di grigio o di nero; via libera alle tonalità pastellate. "I bebè sono molto più felici circondati da queste sfumature che sono calmanti e rilassanti": afferma una studiosa dei colori, June McLeod. Se si vuole uscire dal rosa o dall'azzurro, sarà perfetto il lilla pallido, adatto per entrambi i sessi e con un effetto calmante. Corallo, pesca, rosa sul soffitto daranno invece al bambino la sensazione di uno spazio sicuro e protetto.


I colori primari, le tonalità più vivaci e stimolanti potranno essere presenti ma nei giochi e in elementi d'arredo morbidi nei materiali o nella forma: questo tipo di informazione infatti è utile come sollecitazione ma va dosata per brevi momenti e va “nascosta/modificata” per avere un'atmosfera poi più riposante, per momenti tranquilli.
Man mano che crescono, si può aumentare la quantità di luce e di forza dei colori(anche se i bambini più sensibili o timidi preferiranno, si troveranno meglio in nuance più sfumate). 

In generale, memoria e studio dei bambini sono influenzati da questi colori:


  • il blu: migliora la creatività e stimola un ambiente fresco e rilassante. Ne basta poco: può avere infatti effetti depressivi, evocare sentimenti di tristezza;
  • il rosso: è il colore della passione e dei sentimenti forti della minaccia, dell'amore o dell'eccesso di stimolo. In ambienti scolastici può essere utilizzato in combinazione con altri colori perchè aiuta in attività particolareggiate e che vanno ripetute; da evitare in casa (a parte piccole macchie di questo colore);
  • il giallo: per i bambini, e non solo, è il colore della felicità e del sole; stimola l'intelligenza ma non deve essere in eccesso, per non stressare e ipersollecitare;
  • il verde: è il colore dell'abbondanza; perfetto per rilassarsi, aiuta anche la salute;
  • il rosa: calmante, può abbassare la frequenza cardiaca;
  • il viola: sollecita la riflessione, il pensiero creativo e la logica;
  • l'arancio: molte scuole lo utilizzano in quanto farebbe aumentare il pensiero critico e la memoria e, in generale, le prestazioni scolastiche.

Stili cognitivi e di apprendimento



L'apprendimento è in larga misura condizionato dallo stile cognitivo, cioè dalla modalità con la quale prevalentemente un individuo elabora le informazioni. Ognuno ha il proprio stile cognitivo, ma rispetto ad alcuni criteri è possibile individuare delle tipologie generali.

Stile globale/analitico

Una persona che tende a cogliere l'insieme e gli aspetti generali in modo sintetico, basandosi sull'intuito.
Esempio:


Di un quadro, coglierà il soggetto generale, l'effetto complessivo ecc.

Al contrario, la persona dallo stile cognitivo analitico, preferisce cogliere il particolare, i singoli fatti e i dettagli (e quindi di un quadro coglierà alcuni aspetti piuttosto che l'insieme) e procedere con un ragionamento logico e sistematico.


Stile dipendente/indipendente dal campo 

Secondo Herman A. Witkin e altri vi sono due modi per cogliere gli elementi rispetto al contesto (o campo) in cui si collocano.
Una capacità limitata di cogliere gli elementi indica uno stile"dipendente dal campo"; se invece gli elementi sono colti bene e distinti facilmente dal contesto si parla di stile "indipendente dal campo".


Verbale/visuale/cinestetica

Chi ha una preferenza verbale impara meglio leggendo; chi ha una preferenza visiva, invece, guardando figure, diagrammi ecc;





si parla di preferenza cinestetica per chi invece apprende maggiormente facendo le cose, esperienza diretta.


Convergente/divergente

Questa contrapposizione, formulata da Wallach nel 1971, considera il rapporto del soggetto con le con le informazioni ricevute. Una persona dallo stile convergente affronta un problema in modo logico e consequenziale (procedimento logico-sistematico, come in matematica),




anche se poco creativo. Una persona dallo stile divergente, invece, è autonoma e creativa, e sa giungere a soluzioni originali (procedimento contestuale-intuitivo).
Lo stile convergente è caratteristico delle persone riflessive; lo stile divergente, invece, è tipico di chi è impulsivo.
Gli stili cognitivi sono facilmente riconoscibili nella pratica scolastica...


Io, sinceramente, cambio continuamente, non penso di avere un unico stile.



Gli stili apprendimento 



Lo stile cognitivo esercita una profonda influenza sullo stile di apprendimento, cioè il modo preferenziale in cui un individuo elabora l'informazione mentre sta svolgendo un compito: quando leggiamo, risolviamo un esercizio di matematica, cerchiamo di capire come funziona un programma del computer ecc. ciascuno di noi mette in atto i propri stili.
Le varie tipologie di stili si possono raggruppare sulla base di più criteri (funzioni, forme, livelli, scopi, inclinazioni).

In base alle funzioni
-stile legislativo: caratterizzato da decisioni, regole autonome e rifiuto di problemi prestrutturali
-stile esecutivo: proprio di chi applica volentieri regole esistenti
-stile giudiziario: tipico di chi ama valutare regole, procedure e idee esistenti

In base alle forme
-stile monarchico: proprio di persone che si dedicano a un'impresa, non amano aiuti nella risoluzione del problema;
-stile gerarchico: definito da una gerarchia di obiettivi e delle loro priorità nonché da organizzazione e sistematicità nella soluzione dei singoli problemi; 
-stile oligarchico: caratterizzato dalla presenza di più obiettivi, che penalizzano la scelta; spesso deve essere controbilanciato dalla presenza di indicazioni nette;
-stile anarchico: proprio delle persone motivate da più bisogni e obiettivi; l'approccio ai problemi è causale, creativo e innovativo.


In base ai livelli
-stile globale: tipico di chi non ama i dettagli e tende a trascurare i particolari;
-stile locale o analitico: comporta attenzione verso i dettagli, con il rischio di perdere di vista l'insieme.


In base agli scopi
-stile interno: proprio di persone introverse, distaccate dal mondo esterno, e che preferiscono isolarsi;
-stile esterno: proprio di persone estroverse, collaborative.


In base alle inclinazioni
-stile liberale: tipico di chi tende a favorire il cambiamento
-stile conservatore: tipico invece, di chi si conforma alle procedure esistenti




Strategie di apprendimento

Sono componenti essenziali in un programma di studio: collegano le competenze (ciò che si deve imparare a fare) e il processo (il percorso necessario per giungere a quel risultato).
Bisogna prima di tutto tenere presenti alcuni punti:
1 l'apprendimento di strategie riguarda lo studente e deve essere distinto dall'insegnamento di strategie, compito del docente;
2 ciascuno deve scoprire le proprie strategie;
3 le strategie si imparano con attività concrete;
4 le strategie di apprendimento non dipendono dalle caratteristiche del compito ma dalla predisposizione personale, in base al proprio stile di apprendimento;
5 l'uso di strategie per l'apprendimento dovrebbe diventare parte del lavoro in classe e delle interazioni tra allievi 

La ricerca psicopedagogica ha distinto, ad esempio, tra due strategie:
1) strategia olistica, propria di uno stile apprenditivo per comprensione: si affronta il compito con un approccio complessivo, attraverso ipotesi generali e costruendo uno schema generale;
2) strategia seriale, propria di uno stile apprenditivo per operazioni: procedendo passo passo, basandosi su ipotesi circoscritte e affrontando un singolo aspetto alla volta del compito.

Il tipo di insegnamento può favorire alcuni stili e svantaggiarne altri. Spesso infatti, la scuola privilegia lo stile esecutivo-gerarchico, il più funzionale nella conduzione della lezione di fronte a una classe numerosa.







mercoledì 13 dicembre 2017

Impariamo con le immagini



...INTERNET




La tua scuola di lingue straniere europee ed extraeuropee

Corsi di Lingue per Privati, Professionisti ed Aziende




European School nasce a Lucca nel 1967 e grazie ad un metodo didattico in continuo aggiornamento e a docenti madrelingua con pluriennale esperienza nell'insegnamento, è oggi una scuola di lingue affermata, leader in Toscana nell'organizzazione di corsi di lingue straniere su misura sia per privati che per professionisti ed aziende.

European School vanta ad oggi sedi operative a Lucca, Massa, Montecatini e Pistoia, e a Pisa in collaborazione con il Centro Servizi Linguistici della Scuola di Mediatori Linguistici.

Oggi come oggi conoscere almeno una lingua straniera è fondamentale quasi obbligatorio, sia in campo personale che professionale. Ecco perché per noi è essenziale poter offrire corsi in un ventaglio molto ampio di lingue straniere europee e extraeuropee: INGLESE, FRANCESE, TEDESCO, SPAGNOLO ma anche RUSSO, CINESE, ARABO, ... I corsi sono individuali e personalizzabili oppure di conversazione di gruppo, a seconda delle preferenze e esigenze del cliente. 

Tra i molteplici servizi proposti per le aziende la European School offre personale qualificato per i servizi di interpretariato, utili durante convegni o fiere e i servizi di traduzione di testi e manuali di vario tipo, così come il servizio di job testing per la selezione del personale.

Questo è quello che ci dice la scuola:

"PARTIAMO DALLE VOSTRE ESIGENZE PER COSTRUIRE LA VOSTRA FORMAZIONE LINGUISTICA ED IL VOSTRO FUTURO PROFESSIONALE."




Esempi di servizi, che la scuola ti offre:
- traduzioni
- corsi di lingue
- attività
- interpretatorio


La European Bartender School nasce nel settore alberghiero svedese. E’ stata ideata da esperti professionisti, con lo scopo di fornire del personale altamente qualificato ai migliori locali svedesi. Riusciamo a formare ottimi bartender in breve tempo, grazie al nostro speciale metodo di insegnamento, rivolto sia a bartender esperti che principianti. Il nostro metodo formativo sta lentamente cambiando il settore, grazie al nostro speciale programma, basato sul training, che è diventato il pilastro fondamentale del metodo di insegnamento EBS.
Nel 1999, la European Bartender School ha introdotto il suo primo programma, indipendente ed internazionale, di training per bartender. Ed è stato, senza dubbio, il primo passo verso la creazione del metodo di insegnamento per bartender più diffuso a livello internazionale. La European Bartender School è diventata un’azienda leader nel settore del bartending, creando dei corsi  incentrati sul divertimento e sul valore dell’amicizia e dove si impara a reagire al meglio alla tipica pressione lavorativa che si affronta quando si lavora in locali molto affollati.
Grazie allo studio e all’analisi della professione – incontrando i responsabili dei bar e restando in contatto con le aziende in più di 40 Paesi – la European Bartender School si occupa di rinnovare il metodo standard internazionale nella formazione dei bartender. In quasi vent’anni di esperienza, EBS ha sviluppato un nuovo concetto che unisce formazione internazionale e passione per i viaggi.
Le aziende che offrono servizi di bartending, come gli hotel o i resort, riconoscono le qualità e il livello di preparazione degli studenti che hanno frequentato i corsi di barman EBS e continuano ad utilizzare MatchStaff.com – l’unico servizio di recruitment per personale alberghiero davvero efficiente in tutto il mondo.
La possibilità di selezionare uno staff già formato che e non ha bisogno di ripetere il training rappresenta un grosso risparmio, sia di tempo che di denaro, per i datori di lavoro. La European Bartender School è davvero orgogliosa di poter soddisfare e superare le aspettative dei propri studenti, delle aziende che selezionano i nostri studenti e, ovviamente, dei nostri partners commerciali
Diversi metodi di apprendimento

Svezia, Olanda e Danimarca, i Paesi che si sono distinti nell’ultimo English Profiency Index utilizzano prevalentemente un metodo di studio che privilegia l’insegnamento da parte di insegnati madrelingua, un’immersione totale nella lingua quindi che dà grande peso alla comunicazione orale e agli stimoli esterni in cui l’apprendimento autonomo gioca un ruolo molto forte.
Tutti i sensi sono stimolati con tre metodi di apprendimento: quello uditivo, quello visuale e quello cinetico/tattile (in cui sono coinvolti il movimento e il tatto). I ragazzi possono imparare non solo leggendo, ma anche interagendo direttamente con l’insegnante madrelingua e con drammatizzazioni in cui si usano immagini (metodo visivo) e gesti (cinetico).
In Italia invece si privilegia ancora il cosiddetto “approccio formalistico”, che vide gli albori nel XVIII secolo. La lingua si intende prevalentemente come lingua scritta di cui è necessario conoscere la grammatica e le regole, ma il cui uso orale e di comunicazione è completamente svilito. L’insegnante è inoltre quasi sempre italiano e trasmette le nozioni nella propria lingua.

Questo approccio lascia l’impressione, una volta che si tenti di parlare una lingua straniera, di non “essere capaci” o “non essere portati”, mentre è vero solo che non si è stati abituati a parlare e a comunicare nella lingua desiderata.
...LE IMMAGINI


Scene come queste sono frequenti durante le partite di calcio. L'attenzione degli spettatori si concentra su quei due giocatori posti uno di fronte all'altro, divisi da 11 metri e da due compiti opposti: buttare la palla in rete e impedire che vi entri...
In questo caso, l'ansia svolge un ruolo ben preciso, che consiste nel confonderci..
Magari non riusciamo a tirare o parare bene, perché siamo troppo concentrati sulla tensione del pubblico, pensiamo alle conseguenze delle nostre azioni, a quando è importante il nostro tiro, e di conseguenza sbagliamo. Questo vale anche in molte altre situazioni, non solo per il calcio.
A scuola, per esempio, può capitare di trovarsi in una situazione di blocco, causato dall'ansia di prestazione, magari abbiamo studiato molto, ma siamo troppo nervosi per ricordare..




"Controllare le proprie emozioni è importante proprio per questo motivo.."

venerdì 8 dicembre 2017

Le emozioni


 Alla componente cognitiva nel processo di apprendimento si affiancano la valutazione e attribuzione di significati e le emozioni in un rapporto definito da Bandura "determinismo reciproco".
Il ruolo delle emozioni può essere sia positivo sia negativo: un'ansia eccessiva (ansia da prestazione) è infatti causa di una sorta di paralisi dei processi cognitivi e della memoria.





Prendiamo come esempio un ragazzo delle università che sta svolgendo un esame, per il quale non ha aperto libro...
Ovviamente va in PANICO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Il suo tormento stava a testimoniare la capacità del cervello emozionale di prendere il sopravvento sul cervello razionale, la sua capacità di paralizzarlo.
In pratica, i pensieri di autocommiserazione e il senso di impotenza hanno la precedenza su tutti gli altri...
La corteccia cerebrale è la parte del cervello responsabile del pensiero; il sistema limbico è un insieme delle strutture cerebrali che ha a che fare con l'emotività, il comportamento, la memoria a breve termine e altri processi. In altri termini, non riusciamo più a pensare lucidamente, come nel caso del ragazzo delle università durante il suo terrificante esame di calcolo.





Autoefficacia: si riferisce alla percezione che ognuno possiede rispetto alla propria capacità di organizzare le attività e di raggiungere obiettivi. 


Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2016/03/autoefficacia-apprendimento/




Questo concetto è stato usato in ricerca secondo due accezioni: come autoefficacia riferita all’abilità percepita di effettuare un particolare comportamento; come autoefficacia riferita all’abilità percepita di controllare, prevenire o gestire le potenziali difficoltà che possono sorgere nell’esecuzione di una particolare prestazione (Kirsh, 1995; Maddux e Gosselin,2003). La ricerca suggerisce che l’autoefficacia funziona come un’organizzazione gerarchica di credenze con diversi livelli di concretezza e complessità dell’azione da compiere, ciascuna delle quali differisce per il livello, per la forza e la generatività; tali credenze influenzano profondamente l’apprendimento ed anche lo sviluppo a lungo termine (Bandura, 2000a; Ehremberg, Cox e Koopman, 1991).
Ciò significa che oltre ad una percezione generale di autoefficacia, ci sono credenze molto specifiche di auto-efficacia riguardanti differenti domini del sé (ad es. forza fisica nel calcio, resistenza alla fatica nel prepararsi ad un difficile test di matematica). Prendendo l’autoefficacia nell’utilizzo di una lingua come esempio esplicativo: il livello di auto-efficacia nell’utilizzo di una lingua si riferisce alle variazioni di padronanza percepita per esempio tra una prima ed una seconda lingua; la forza nell’autoefficacia percepita si riferisce al grado di sicurezza nell’usare questa lingua in occasioni formali o sociali, mentre la generatività si riferisce al trasferimento delle credenze di autoefficacia tra differenti compiti legati alla lingua (ad es. esposizioni scritte o orali).
Ciascuna credenza e le sue conseguenze sono sensibili a variazioni di situazione, di contesto e nel compito; queste credenze guidano ed organizzano la performance e l’insieme delle azioni di ciascuna persona, queste ultime a loro volta avranno conseguenze positive o negative a livello fisico, sociale e di autostima. 

Ogni valutazione successiva alla performance modificherà le credenze di autoefficacia della persona, modificando la probabilità che lo specifico compito venga ripetuto in futuro (Bandura, 1997).











Les choristes - I ragazzi del coro



locandina del film


Les Choristes - I ragazzi del coro (Les choristes) è un film del 2004 diretto da Christophe Barratier.



Christophe Barratier nel 2009

Come comincia il film ??

Pierre Morhange è un famoso direttore d'orchestra francese, che riceve una telefonata dalla Francia: sua madre è morta. Tornato in Francia, la sera dopo il funerale un uomo bussa alla sua porta. Inizialmente Pierre non lo riconosce, ma quando l'uomo dice di chiamarsi Pepinot improvvisamente si ricorda: cinquant'anni prima i due, quando erano ragazzi, erano stati tenuti in un collegio chiamato "Fond de l'étang" (Fondo dello stagno). Guardando le foto assieme, ad un certo punto Pepinot passa a Pierre un diario, scritto da Clement Mathieu, loro sorvegliante all'istituto. Pierre comincia a leggere, rivivendo il passato (flash back).


Pepinot


Pepinot adulto


Pierre 


Pierre adulto


Ed ecco come inizia tutto...

1949. Mathieu, compositore e insegnante di musica rimasto senza lavoro accetta un impiego da sorvegliante a Fond de l'étang. Viene accolto dal direttore Rachin, che gli parla dei ragazzi che frequentano l'istituto, del loro comportamento non corretto e gli presenta la sua regola azione-reazione. Suggerisce a Mathieu di non dare alcuna giustificazione agli alunni, nella convinzione che i ragazzi capiscono solo se puniti. Mathieu crede, invece, che per educarli sia possibile usare punizioni meno severe, instaurando con loro un dialogo e una maggiore comprensione. Dopo un paio di scherzi, sentendo i ragazzi cantare, decide anche di formare un coro diviso in tre gruppi, nonostante la contrarietà del direttore.
Una sera Mathieu sente Pierre Morhange, uno degli alunni più indisciplinati della classe, cantare un pezzo della canzone Vois sur ton chemin. Il ragazzo, grazie al suo talento, viene nominato solista del coro.





Mathieu è comprensivo con i ragazzi, ma così facendo si attira le antipatie del direttore.
Un giorno, arriva all'istituto un nuovo ragazzo: Mondain, un delinquente trasferito dal carcere minorile, verso cui Rachin dimostra ancora meno comprensione, picchiandolo e punendolo più volte, finché scappa. Poiché, nel frattempo, vengono persi anche i soldi per i sussidi, Rachin incolpa immediatamente Mondain, che, quando viene trovato e riportato all'istituto viene brutalmente picchiato e poi mandato in prigione. Mondain, però, continua a dichiararsi innocente.





Vedendo come il coro abbia portato molta più felicità, gli altri insegnanti dell'istituto cominciano ad appoggiare Mathieu dimostrando, in realtà, di tenere ai ragazzi; ma dati i recenti sviluppi Rachin proibisce la continuazione del coro. La cosa ha poca importanza: il coro diventa clandestino e poco tempo dopo zio Maxence, magazziniere dell'istituto che già da prima vedeva la disumanità del direttore, ne rivela l'esistenza alle benefattrici e alla contessa locale, che viene ad ascoltare i ragazzi. Il coro ha molto successo e Rachin lascia che i ragazzi continuino a cantare in classe (ma solo per attribuirsi il merito dell'ideazione del coro) e ora il signor Langlois, insegnante di matematica, accompagna il coro con il pianoforte. Ad un certo punto zio Maxence trova i soldi scomparsi vicino all'armonica di uno dei ragazzi: questa è la prova che Mondain era davvero innocente, ma comunque Rachin si rifiuta di farlo scarcerare poiché "se non è stato colpevole oggi, lo sarà stato ieri".
Nel frattempo, Mathieu aveva dedicato parte del suo tempo ad "addomesticare" Morhange, nel tentativo di renderlo più educato. La cosa aveva avuto successo e, nel frattempo, Mathieu si era avvicinato alla madre del ragazzo, Violette, raccontandole del talento del figlio ed incitandola un giorno a farlo sviluppare.
Un giorno, mentre Mathieu ha lasciato il collegio assieme ai ragazzi per portarli a giocare all'aperto quando il direttore non c'era, si scatena un incendio. Ad appiccarlo è stato Mondain, uscito dal carcere, per vendicarsi di Rachin. Mathieu viene licenziato per aver lasciato il collegio incustodito e quando se ne va i ragazzi, che sono chiusi in classe, lo salutano lanciandogli dalla finestra degli aeroplanini di carta, sulle note di Cerf volant. Mathieu se ne va commosso.
Il diario è finito perché Mathieu non ha fatto in tempo a scrivere il resto, ma Pepinòt racconta a Pierre quello che sa.
Tornando a casa Pierre ricorda ciò che è successo dopo il licenziamento di Mathieu: quest'ultima ingiustizia spinse il resto degli insegnanti a denunciare Rachin, che fu licenziato a sua volta, Pierre invece, dopo la partenza di Mathieu tornò a vivere con sua madre e fu ammesso al conservatorio di Lione, da cui partì la sua carriera musicale, Mathieu continuò a insegnare e comporre fino alla fine della sua vita mentre Pepinot, all'epoca il più piccolo dei ragazzi del coro e orfano di entrambi i genitori, lasciò l'istituto assieme a Mathieu coronando il suo sogno. Pepinot, infatti, era convinto che un sabato, giorno in cui Mathieu lo aveva "adottato" e portato via con sé, suo padre sarebbe venuto a prenderlo.


Commento
“Les Choristes” è un film fatto di piccoli gesti che scatenano enormi conseguenze, alle quali non si può rimanere indifferenti, come per esempio: l'istituzionalizzazione, che prende il nome da istituto in cui i ragazzi entrano in una spirale, che li porta a una relazione inaffettiva (APATIA). L’impressione iniziale data dal nuovo sorvegliante è quella di un grigio, timido personaggio, quasi insignificante. Ma la sua forza si rivelerà proprio essere la sua umiltà, la sua capacità di rispettare gli altri e di vedere il bello che c’è in ognuno. Ai suoi ragazzi farà dono della cosa più preziosa che ha: la sua musica, la sua anima. Il mondo non è più grigio, il futuro non è più grigio. Nessuno è più solo: il coro unisce e rende tutti indispensabili gli uni per gli altri. In questo film la musica ha un ruolo fondamentale: le melodie sono semplici ma molto toccanti e i testi si adattano ai momenti di crescita dei personaggi. Saliamo sull’aquilone e voliamo sulle note a vedere il mare ma non facciamoci portare via dalla tormenta, prendiamo la mano che ci viene tesa e che ci vuole guidare verso un futuro di luce.


Il finale del film ci esorta ad avere fiducia e a credere che, nella vita, prima o poi, ognuno avrà il suo “sabato”.

domenica 3 dicembre 2017

Imparare a imparare






Negli ultimi anni l'apprendimento e il metodo di studio sono diventati di particolare importanza perché, in una società che cambia facilmente, le conoscenze acquisite in un certo  momento si rivelano superficiali nel giro di pochi anni...
Infatti, molti pedagogisti dicono che alle "teste ben piene" (piene di nozioni)  sono da preferire le "teste ben fatte", cioè teste che hanno imparato a imparare e che possiedono un metodo di studio utile a scuola e anche nella vita.

Ma cosa significa, concretamente, imparare a imparare ?????






Possiamo dire che si tratta di una competenza articolata in tre aspetti:

1) il sapere, ovvero le conoscenze;
2) il saper fare, ovvero l'applicazione delle conoscenze;
3) il saper essere, ovvero le convinzioni, gli atteggiamenti e le motivazioni.

Adesso l'insegnante oltre alle materie tradizionali, deve insegnare a imparare, ovvero deve condurre l'allievo a una sempre maggiore autonomia.

L'insegnante valuta lo stile di apprendimento di ciascuno studente e facilita un percorso individuale. 
E' necessario quindi, che l'approccio dell'insegnante sia integrato, esperienziale ed esplicito. 

Analizziamo ciascuna di queste caratteristiche e i loro scopi:
- integrato: collega contenuti, metodi e argomenti in modo interdisciplinare per stimolare l'allievo a passare autonomamente da un campo del sapere all'altro.
- esperienziale: procede "per problemi e per progetti", in questo modo lo studente riflette su ciò che apprende, scopre le cause ecc.
- esplicito: stimola gli studenti a raggiungere la consapevolezza di sé e di quanto stanno facendo (un abilita metacognitiva), a condividere e a socializzare.


Le 3 abilità chiave per “imparare ad imparare”: 


1. Le abilità cognitive


"La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere" di Plutarco.
Comprensione, memoria, concentrazione, lettura, scrittura, calcolo, astrazione: saper studiare significa innanzitutto integrare e far leva su quelle che sono le principali funzioni cognitive del nostro cervello.
Per farlo sono indispensabili due ingredienti: metodo e pratica.
Devi cioè conoscere quelle che sono le migliori tecniche per sfruttare appieno il potenziale delle tue abilità cognitive e devi poi praticare queste tecniche sufficientemente a lungo per coglierne i frutti.

Applicazioni pratiche

Scegli un’area cognitiva in cui in questo momento ti senti particolarmente scarso, leggi il relativo articolo di approfondimento e metti in pratica le tecniche suggerite per 7 giorni consecutivi.
Una volta che avrai testato l’efficacia di queste strategie, decidi se continuare a rafforzare quella specifica funzione cognitiva o passare a quella successiva.
Ora che sappiamo come prenderci cura delle nostre abilità cognitive, è tempo di approfondire quelle che sono le altre abilità indispensabili per… imparare ad imparare.
Molti studenti infatti fanno l’errore madornale di limitarsi a migliorare la propria memoria o la propria capacità di lettura, tralasciando abilità altrettanto importanti...

2. Le abilità organizzative



Imparare ad imparare: abilità organizzative
Insomma per imparare ad imparare non dobbiamo tralasciare l’organizzazione dello studio.

Applicazioni pratiche

  1. Smettere di procrastinare lo studio 
  2. Iniziare con l'organizzare le tue singole sessioni di studio
  3. Solo DOPO aver preso un buon ritmo di studio, applicare la strategia di pianificazione degli esami. 


3. Imparare ad imparare: le abilità emotive

"Se non desideri imparare, nessuno può aiutarti. Se sei determinato ad imparare, nessuno può fermarti." 
Puoi conoscere le migliori tecniche di studio ed essere più organizzato di un sergente dei Marines, ma se hai zero voglia di studiare o, peggio ancora, se metterti sui libri e pensare al prossimo esame ti genera una sorta di stato di ansia, le tue sessioni di studio saranno disastrose.
Ecco perché imparare ad imparare significa anche saper gestire i nostri stati emotivi e sfruttarli al meglio per raggiungere i nostri obiettivi di apprendimento.
Nello specifico, possiamo individuare due grandi abilità emotive, indispensabili per gli studenti di ogni età.

Applicazioni pratiche

Ansia e demotivazione possono avere cause e manifestazioni molto diverse tra di loro, ma in entrambi i casi, se non sviluppiamo le abilità necessarie per gestire questi stati emotivi, ci ritroveremo bloccati.
Imparare a comprendere e gestire le nostre emozioni è parte integrante del percorso di apprendimento.
Un piccolo passo alla volta (le maratone di studio sono inutili e dannose), bisogna concentrarsi solo sul prossimo capitolo, su come impegnare i prossimi 25 minuti..