sabato 17 marzo 2018

Isocrate: la formazione dell'oratore

Isocrate

Il programma culturale di Isocrate è però molto diverso anche da quello di Platone tant'è che egli intorno al 390 a.C. apre ad Atene una propria scuola in esplicita concorrenza con l'Accademia platonica.


La ricostruzione dell’Acropoli di Atene,
olio su tela dell’architetto tedesco Leo von Klenze,
 Neue Pinakothek di Monaco


Quando aveva cinquant'anni, Isocrate, che pure non occupò mai una posizione ufficiale, aprì ad Atene una scuola con cui influenzò il pensiero di un'intera generazione di uomini politici di primo piano. Ai quali indirizzò dei piccoli trattati che furono presi in grande considerazione. I primi di questi «opuscoli» riproponevano i modelli dell'Atene del V secolo. L'ultimo, una lettera aperta a Filippo il macedone scritta poco tempo prima di morire, auspicava che fosse quel re a realizzare le idee che Isocrate aveva «da giovane». Idee che, a suo avviso, in parte vedeva come già realizzate.


Rispetto a Socrate e a Platone, Isocrate rinuncia a una rifondazione del sapere ritenendo che non sia possibile raggiungere una verità assoluta. Egli persegue un ideale culturale ed educativo meno elevato.
Le sue orazioni sono rimaste per molto tempo un modello scolastico per lo stile oratorio.
Attraverso l'arte oratoria si propone di formare autentiche personalità...
In questo modo, anche Socrate come i sofisti, punta alla formazione di un uomo di Stato che sia una persona colta e onesta: politica, oratoria ed etica. Su questo si sofferma la sua opera Nicocle, mentre nell'Antidosis, illustra e difende la propria attività didattica.
La scuola di Isocrate è basata su un preciso programma. Dedicata alla formazione dell'oratore, durante i quattro anni viene fornita una preparazione enciclopedica, al cui centro si colloca l'arte della retorica.
Per l'insegnamento di questa disciplina sono fondamentali lo studio degli aspetti linguistico-grammaticali e l'imitazione: anche la matematica e la dialettica come basi per la retorica.
Nella formazione generale ha una grande importanza lo studio della storia e la capacità di trarre insegnamento dall'esperienza diretta.

Alcune opere:


Un'edizione del 1822



Isokratous Apanta, 1570

Socrate: la forza del dialogo

Una delle figure fondamentali per lo sviluppo non solo della pedagogia, ma di tutto il pensiero occidentale: Socrate.



I sofisti sono "professionisti della formazione", mentre Socrate dedica la sua vita alla filosofia: ai suoi allievi no trasmette un insegnamento tecnico , ma morale, per il quale non chiede un compenso.
Socrate insegna ai suoi interlocutori e li induce alla continua ricerca della verità.
Egli stesso è impegnato in questa ricerca, perché l'unica certezza che possiede è quella della propria ignoranza: "io so di non sapere". La strategia adottata da Socrate è complessa e assume l'aspetto di un vero e proprio metodo. Attraverso il dialogo, sottopone gli interlocutori a un complesso gioco di domande e risposte, mettendo alla prova le loro convinzioni. Egli pone la domanda: cos'è...?, e cerca la risposta nel concetto, cioè nella definizione della cosa esaminata. Sotto le obiezioni di Socrate, le tesi degli avversari crollano, perché si rivelano contraddittorie. Questa confutazione apre la strada a un'autentica ricerca della verità.




Socrate induce chi dialoga con lui a fornire egli stesso una risposta alla domanda iniziale. Questo aspetto del metodo socratico è chiamato maieutica, un termine che in greco indica l'arte della levatrice. Socrate paragona la propria attività a quella di sua madre, che era un'ostetrica: come la madre aiuta le donne a partorire corpi, così Socrate aiuta le menti a partorire idee. 
Egli si proclama ignorante, con un atteggiamento che viene definito ironia socratica: l'ironia sta proprio nel proclamarsi "ignorante" da parte di Socrate e nel considerare l'interlocutore "sapiente" per poi "smascherarlo". 


Differenze importanti tra Socrate e i sofisti: 

  • A Socrate non interessa la retorica, ma piuttosto la dialettica, come serrato dialogo, guidato dalla ragione
  • Socrate vorrebbe approdare alla definizione dei concetti di bene e giustizia, mentre ai sofisti interessa ottenere il successo.
  • Per Socrate la virtù non è insegnabile dall'esterno, ma appresa tramite una ricerca interiore

I veri valori, per Socrate, non sono i beni esteriori; i valori da coltivare sono quelli dell'anima, la conoscenza.. In questo modo l'essere umano ottiene la libertà e la felicità
La posizione di Socrate prende il nome di ottimismo etico, ed è stata ritenuta intellettualistica, perché ognuno si affida alla ragione e alla conoscenza. 
Ma oltre ad essere il primo dei grandi filosofi greci, Socrate è anche uno dei più grandi educatori.








domenica 11 marzo 2018

Le leggi devono regolare anche l'educazione

Aristotele afferma che le leggi servono anche per educare i giovani e inoltre secondo Aristotele l'educazione deve essere pubblica e non privata.
Non è il legislatore che deve preoccuparsi dell'educazione dei giovani, ma è l'educazione che deve adattarsi alla Costituzione.
L'educazione deve essere unica e uguale per tutti. Gli spartiati, per esempio, prestavano molto interesse all'educazione dei ragazzi. 




A Sparta, tutte le forme di istruzione erano vietate, tranne quella militare..
 Purtroppo però, nel corso della carriera militare i ragazzi avevano anche delle prove teoriche da affrontare, oltre a quelle pratiche, e ci si aspettava che fossero intelligenti...
 Infatti, dopo le spiegazioni venivano interrogati da un maestro, che poneva loro delle domande; Plutarco ci dice che se sbagliavano venivano… morsicati dal maestro. Maestro che, tuttavia, non se la passava meglio: se era troppo poco rigido, veniva picchiato dai soldati dopo la sessione.





C'era inoltre, una particolare manifestazione che non era una forma di punizione, anzi i ragazzi che partecipavano erano tutti volontari e cercavano con tutte le forze di vincere, perché avrebbero poi ricevuto onori dal punto di vista del grado militare. Veniva organizzato il Dimastigosis, una particolare manifestazione in cui i giovani spartani, non ancora soldati, venivano frustati e si vedeva quale di loro riusciva a resistere di più. 
Era il festival delle frustate: i romani che ebbero modo di visitare la città di Sparta ne rimanevano inorriditi...

Agorà: il film

Ecco la vera storia, che nel film "Agorà" viene romanzata: 

Alessandria d’Egitto, principio del V secolo. Occorre tornare indietro di pochi anni, alla fine del IV secolo, per comprendere il clima che si respirava, assieme all’afa, nella città del Delta. Lo zio di Cirillo, Teofilo, fu il carismatico capo (papas) della comunità cristiana di Alessandria sotto il regno di Teodosio I, un patriarca volitivo e un politico spietato. Fu proprio lui ad istigare la plebe alessandrina a distruggere il Serapeo, un edificio sacro ¨il cui splendore -secondo Ammiano Marcellino- era tale che le semplici parole potevano solo sminuirlo¨.
La vicenda assunse le caratteristiche della tragedia e in quel periodo ¨la religione dei templi ad Alessandria e nel santuario di Alessandria fu dispersa al vento, non solo le cerimonie, ma gli edifici stessi, sotto il Regno di Teodosio [I]¨, come racconta un autore pagano.
Durante il regno di Teodosio I, si ebbe una drastica semplificazione della politica religiosa dell’Impero: nel 391 il cristianesimo niceno veniva proclamato religione ufficiale dello Stato e, nel 392, una legge speciale per l’Egitto fu emanata contro i culti pagani.
Ad Alessandria, in quel periodo, dominava una classe dirigente coniugava la sempre più diffusa religione cristiana con il neoplatonismo, anche per diffondere la comprensione della metafisica.
Alla base della piramide sociale si trovava il popolino, inquieto e manovrato dal vescovo. Si trattava di una massa cristianizzata che, animata dall’odio di classe, usava la nuova religione come pretesto per tentare il rovesciamento dello status quo cittadino e come motivo di giustificazione per odiare la ricchissima comunità ebraica alessandrina, una comunità antica quanto la città stessa.
Pochi anni dopo, patriarca dunque divenne il nostro Cirillo, in seguito celebrato come ¨nuovo Teofilo¨.
Le fonti
La vicenda di Ipazia è un tizzone che continua ad ardere sotto la cenere...
Ci parlano di Ipazia scrittori sia pagani che cristiani. Tra i pagani, il principale è Damascio (480-529), autore della ¨Vita di Isidoro¨, opera biografica dedicata all’ultimo sacerdote del Serapeo di Alessandria, nella quale si riporta anche l’episodio della morte della nostra filosofa. La prosa di Isidoro è vibrante: lo scrittore è animato da un forte risentimento nei confronti dei cristiani e spesso ne è condizionato (egli stesso, ultimo direttore dell’Accademia di Atene, chiusa dal ¨devotissimo¨ Giustiniano nel 529, fu vittima dell’intolleranza cristiana).
Tra i cristiani incontriamo Socrate ¨Scolastico¨, cioè ¨avvocato¨ (380-450), un notabile costantinopolitano aderente alle posizioni della Chiesa della sua città, la quale era in rapporti di mortale inimicizia con quella alessandrina. Socrate deprecò l’operato di Cirillo e del ¨popolino cristiano¨ di cui ¨nulla può essere più lontano dallo spirito del Cristianesimo¨, esaltando la figura di Ipazia, ¨donna di straordinaria virtù¨, quantunque pagana.
L’ariano Filostorgio narra sinteticamente l’episodio...
Prese le parti di Cirillo il vescovo copto Giovanni di Nikiu (vissuto secoli dopo i fatti), che descrisse Ipazia come una maga che ¨ingannò molte persone con i suoi stratagemmi satanici¨. La difesa dell’operato degli alessandrini dipende dal fatto che Cirillo era considerato come uno dei padri della Chiesa copta.
Ipazia
La ¨veneratissima filosofa prediletta da Dio¨ (come la definisce Sinesio, un suo allievo) nacque ad Alessandria probabilmente negli anni ‘70 del IV secolo, da Teone il matematico. Era una donna bellissima, anche se non ne abbiamo nessuna descrizione particolareggiata; fin da bambina si dedicò allo studio delle scienze e della filosofia con risultati sbalorditivi al punto che superò, ancora adolescente, il padre che la istruì come se fosse un uomo, intuendone le doti non comuni (quando era giovane, le autorità cittadine le offrirono la cattedra in una scuola prestigiosa).
Cosa Ipazia insegnasse non possiamo sapere con certezza: era pagana per cultura e riti; aderiva al neoplatonismo ma probabilmente si occupò dei suoi risvolti tecnico-matematici.
Fu certamente astronoma e studiosa di geometria.
Niente ci è giunto della sua produzione scientifica: commentò alcune opere, come l’Algebra di Diofanto, e il suo nome è stato messo in relazione con il Canone astronomico, un’edizione critica del terzo libro dell’Almagesto di Claudio Tolomeo.
Ci viene descritta semplicemente come bellissima, senza specificare se fosse bionda o bruna; ci viene raccontata come dotata di un fascino e di un carisma particolari e tenuta in grande stima dalla maggior parte della cittadinanza. Viveva in stretta contiguità con i membri più influenti dell’élite cittadina (di cui faceva parte), tanto che entrò in stretti rapporti con il praefectus augustalis Oreste.
Viveva in maniera ascetica, disdegnando l’intimità con gli uomini, e parlava schiettamente di tutto con tutti. Alcune fonti narrano che, quando certi suoi allievi manifestarono per la maestra sentimenti amorosi, questa li respinse senza troppa delicatezza.
Nondimeno, la sua professione di docente, la sua frequentazione disinvolta di ambienti che all’epoca erano considerati riservati agli uomini e la sua parrhesia (assoluta libertà di parola) destarono scandalo tra le frange più integraliste della comunità cristiana di Alessandria d’Egitto.
Il Santo
Cirillo di Alessandria Doctor Incarnationis, sanctus, papas. Assassino, fanatico, spregiudicato. Cirillo di Alessandria, venerato come santo dalle chiese copta, ortodossa e cattolica (neppure due secoli fa, la Chiesa di Roma lo proclamò padre della Chiesa come Doctor Incarnationis), è stato famoso e famigerato. Suo zio era Teofilo cui subentrò alla guida della Chiesa alessandrina nel 412. Fervente antipagano, nel 414 guidò il grande pogrom che condusse alla cacciata degli ebrei dalla città: un episodio purtroppo familiare per gli europei contemporanei, una vera mattanza. Fu aiutato dai parabalani, ¨monaci-barellieri¨ che vivevano isolati nel deserto e costituivano la frangia più pericolosa dell’estremismo cristiano, ¨esseri abominevoli, vere bestie¨ secondo il lessicografo bizantino Suda (ovviamente un cristiano devoto, essendo vissuto nel medioevo).
Cirillo mirava a intensificare la sua autorità in città, eliminando o rendendo inoffensivi i diversi potentati di Alessandria. Dopo l’influente comunità ebraica, toccò poi al praefectus augustalis. Questi, Oreste, che ¨si era molto risentito per l’accaduto e aveva provato gran dolore a vedere una città così importante completamente svuotata di esseri umani¨ secondo Socrate Scolastico, era un funzionario, cristiano (era un requisito indispensabile oramai per accedere alle cariche pubbliche) ma attento a mantenere l’indipendenza del potere statale, una spina nel fianco nerboruto della Chiesa di Alessandria. L’odio per il prefetto grazie all’opera del vescovo crebbe fino a che il corteo che scortava Oreste venne assalito da alcuni monaci: ¨sei un pagano!¨, ¨sacrificatore!¨ e altri epiteti sempre più offensivi volarono all’indirizzo del funzionario. Una pietra, un sibilo, il rosso vermiglio del sangue. Qualcuno aveva colpito alla testa Oreste.
Era troppo, l’ira del prefetto si scatenò e il responsabile della violenza, Ammonio, fu torturato a morte. Ma Cirillo, con intento politico e notevole spudoratezza, conferì al defunto il titolo di martire e il nome di Taumasio, il ¨Mirabile¨: una dichiarazione di guerra.
Questa era l’aria che tirava in Alessandria.
L’eccidio=strage
¨Phthonos personificato si levò contro di lei [Ipazia] in armi¨.
Anno 5096 dalla creazione del mondo, 415 dell’era volgare, mese di marzo.
Phthonos è l’invidia che si impossessò del cuore di Cirillo, secondo Socrate: invidia per il prestigio di Ipazia, per il favore di cui godeva presso il prefetto, invidia per la sua sapienza e bellezza. Cirillo vedeva nel rapporto tra la donna e il funzionario romano un ostacolo al suo predominio sulla città: Oreste era stato subornato dalla sapiente e, per questo motivo, si era adirato per la cacciata degli infidi ebrei. Forse era perfino diventato pagano…
Lui, il papas, era trattato da nemico mentre quella ¨astronoma¨ pagana decideva del destino degli alessandrini per il tramite delpraefectus augustalis.
Per giorni il vescovo dové infuocare gli animi dei fedeli, enumerando le empietà di cui la donna era colpevole. I parabalani, eccitati dall’odio ed estenuati dai digiuni (era tempo di quaresima), si radunarono attorno ad un certo Pietro, un monaco che probabilmente aveva un ruolo di preminenza tra i suoi confratelli, e ¨piombarono addosso ad Ipazia un giorno che, come da abitudine, faceva ritorno a casa da una delle sue pubbliche apparizioni¨. La filosofa fu trascinata nella chiesa chiamata Caesaraeum e venne massacrata: mentre era ancora viva, le cavarono gli occhi e, denudata, fu dilaniata con dei cocci affilati (ostraka). I suoi resti furono condotti nel Cinarion e furono bruciati. ¨Una macchia enorme, un abominio per la loro cittਠsentenzia laconico Damascio.


Ipazia catturata 





Oreste e Ipazia 



Davo ( nella vera storia di lui non si parla)



Su YouTube possiamo trovare diverse parti del film, tra le quali anche quella riguardante il moto della terra, quando Ipazia ipotizza la prima legge di Keplero: 

https://m.youtube.com/watch?v=6tvIjZXGo7s   

Platone: il mito della caverna come metafora della conoscenza...



Il mito della caverna mostra come molte volte siamo incatenati da quella che a noi sembra realtà, ma che in verità non è la vera realtà. Certe volte, dobbiamo allontanarci dal nostro mondo, perché abbiamo sempre da imparare e non sempre tutto quello che vediamo è tutto quello che possiamo vedere.














In primo luogo, Platone simboleggia con il sole la fonte della conoscenza.





 In seguito aggiunge che i prigionieri incatenati nella caverna rappresentano la maggior parte dell'umanità: il filosofo è l'uomo liberato, che tenta di portare i suoi compagni verso la conoscenza.
Il mito illustra bene il presupposto di fondo di tutta la filosofia di Platone, l'unione tra conoscenza, educazione e politica. Nel mito la caverna possiamo rappresentarla come condizione dell'ignoranza che rende "prigionieri" di false credenze, e quindi non permette di vedere un'altra realtà diversa da quella già contemplata. Il mito della caverna diventa quindi la descrizione della faticosa salita dell'uomo verso la vera conoscenza.




L'idea della liberazione dell'uomo dalle catene della sua esperienza limitata ed il raggiungimento della pura conoscenza della realtà è comune a molte culture; anche le scoperte e le invenzioni che rendono tale il mondo moderno possono essere viste come risultato del tentativo dell'uomo di superare i propri limiti per raggiungere ciò che è oltre la conoscenza del momento.


mercoledì 7 marzo 2018

L'educazione nell'età ellenistica



Con Aristotele si va sostituendo l'ideale dell'impegno civico con l'ideale della vita contemplativa.
Questo ideale si impone all'epoca dell'età ellenistica. Adesso la creazione di un grande impero, come quello di Alessandro Magno, non permette più di sentirsi cittadini, ma ciascuno diventa un suddito che lascia al sovrano e ai suoi funzionari il compito di guidare lo Stato.
L'abbandono dell'impegno pubblico continua come la crescente attenzione sulla vita pratica e la ricerca di indicazioni etiche per affrontare al meglio la propria vita personale. Questo è evidente, nella filosofia delle principali scuole ellenistiche, come l'epicureismo e lo stoicismo.

L'epicureismo è la filosofia della scuola di Epicuro, che è stato un filosofo greco antico. 







Lo stoicismo è una corrente filosofica e spirituale.


Busto dell'imperatore Marco Aurelio,
uno dei massimi rappresentanti
dello stoicismo romano.

Adesso alla figura del sapiente viene sostituita la figura del saggio, cioè di colui che affronta le avversità della vita e domina le passioni..
La scuola assume sempre più aspetto di uno spazio che raccoglie le persone per una vita comunitaria , come per esempio: il Giardino di Epicuro.





 Accanto al saggio si sviluppa anche il sapiente specializzato.
Il processo di specializzazione e di separazione del sapere continua in questo periodo con la formazione, da un lato, dell'uomo colto di stampo umanistico, e dall'altro dello scienziato specialista..
In età ellenistica due istituzioni sono simboli di questo sapere: la Biblioteca di Alessandria, la più grande del mondo antico e il Museo di Alessandria, un "centro di studi".

Biblioteca di Alessadria


Museo di Alessandria, chiuso dal 2005

All'età ellenistica si possono affiancare alcuni personaggi, come Plutarco, uomo di cultura greco, che ha scritto un'opera, le Vite parallele, nella quale stabilisce un parallelo tra un greco e un romano.





Tali vite sono prese come modelli da proporre ai lettori..
Per esempio, la virtù, non viene più proposta astrattamente ma tramite esempi concreti della biografia di personaggi illustri.
Un'opera dedicata all'educazione viene attribuita a Plutarco: De liberis educandis ("L'educazione dei figli"). Qui, si ripropone l'importanza delle arti liberali: la retorica, la filosofia, al vertice dell'insegnamento. Da questa formazione non è esclusa la formazione del corpo. Contro le arti liberali si pronuncia il filosofo Sesto Empirico, che rappresenta lo scetticismo. Sesto Empirico ritiene che l'apprendimento sia possibile solo attraverso l'esperienza diretta.


Sesto Empirico

martedì 6 marzo 2018

Democrazia è partecipazione!!


L'antica Grecia conosce molto bene la "democrazia". I sofisti insegnano le arti del discorso a coloro che vogliono intraprendere la carriera politica, perché possano convincere gli "elettori" a votarli. Dalla democrazia ateniese sono esclusi gli schiavi e le donne.
Esprime la sua concezione della democrazia come partecipazione con un brano musicale , un cantautore "anticonformista", Giorgio Gaber.


Giorgio Gaber
La libertà

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato
Che ha di fronte solamente la natura
E cammina dentro un bosco
Con la gioia di inseguire un'avventura.
Sempre libero e vitale
Fa l'amore come fosse un animale
Incosciente come un uomo
Compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione.

[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno
Di spaziare con la propria fantasia
E che trova questo spazio
Solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
E che passa la sua vita a delegare
E nel farsi comandare
Ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche avere un'opinione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione.

[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l'uomo più evoluto
Che si innalza con la propria intelligenza
E che sfida la natura
Con la forza incontrastata della scienza
Con addosso l'entusiasmo
Di spaziare senza limiti nel cosmo
E convinto che la forza del pensiero
Sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche un gesto o un'invenzione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione.













Qui possiamo ascoltare la canzone:

https://www.youtube.com/watch?v=j3vowbyQBiQ